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Quattro proposte per lo spettacolo dal vivo

Ho seguito fin dalla nascita il Circolo Magnolia. Un gruppo di persone motivato, che ha avuto visione di lungo periodo, che ha messo in pratica nei fatti scelte davvero politiche che vanno dalla gestione delle risorse energetiche a quella degli spazi, dal tema dell’acqua pubblica a quello della modalità di lavoro.

Lo ha fatto in un incrocio positivo tra spirito imprenditoriale ed impegno civile, che negli anni ha dato loro il meritato successo sia nella risposta straordinaria di partecipazione, sia nell’attenzione di una buona parte della stampa, fino allo straordinario evento, molto più di un concerto, di stazione centrale e alla recente pubblicazione di “un concerto da manuale” che è una nuova ulteriore occasione per fare cultura ed educazione su una forma di impresa a tutto tondo che si basa sulla socialità.

Da questa esperienza sono emersi con forza alcuni limiti anche normativi che relegano l’intrattenimento musicale ad un’attività marginale, mentre è invece un tassello chiave anche sul piano economico, oltre che un virtuoso incubatore di talenti. Nella mia esperienza di amministratore locale ho cercato fattivamente di favorire e sostenere processi analoghi.

Faccio mie quindi 4 proposte, che potrebbero portare la normativa italiana in materia al pari delle politiche europee, e mi impegno formalmente come candidato alla camera dei deputati a trasformalre in modifiche legislative qualora venissi eletto:

- Riforma tout court della SIAE, ente pubblico in regime di monopolio (in Francia e Gran Bretagna esistono diverse copyright collecting society che riscuotono i compensi per il diritto d’autore e distribuiscono i proventi che ne derivano), che ha maturato un debito di 1.047.073.702 euro (pagina 106 del bilancio 2011 a firma del commissario straordinario Rondi, 91 anni), e su 1257 dipendenti, 527 hanno legami di famiglia o di conoscenza (il 42% dell’azienda) e vantano stipendi e benefit eccezionali (vedi articolo 26 giugno 2012 de Il Corriere della Sera a firma Sergio Rizzo). Nulla di virtuoso, danni ingenti allo Stato e agli associati, eppure continua ad operare indisturbata.

- Depenalizzazione del reato di disturbo della quiete pubblica in relazione al pubblico spettacolo per cui attualmente chi supera il livello dei decibel imposto rischia il carcere, contrariamente al falso in bilancio che rimane un reato amministrativo ( caso eclatante il concerto del 17 maggio 2008 allo stadio Meazza di San Siro di Bruce Springsteen, che sforò di 22 minuti e superò il limite dei decibel, e per cui il promoter Claudio Trotta rischiò il carcere).

- Istituzione sul modello europeo dello sportello unico per lo spettacolo, già presente per altri settori, incorporando in un unico ufficio tutte le pratiche e le licenze necessarie, offrendo gli strumenti normativi ai fini dell’evento, e indicando un tariffario ragionato delle consulenze (attualmente ci si affida a coloro che ufficiosamente possono portare a buon fine la pratica), responsabilizzando gli operatori e non i pubblici ufficiali (attualmente le commissioni per il pubblico spettacolo sono incentivate a non fare tenere l’evento). Un primo passo, per la semplificazione e l’incentivazione alla musica dal vivo è stato fatto in Gran Bretagna attraverso un provvedimento che prevede che le sale con capienza inferiore a 200 persone possano ospitare concerti senza essere in possesso delle autorizzazioni a pagamento previste dal precedente ordinamento legislativo in materia.

- Creazione di un fondo per la musica dal vivo, com’è avvenuto a Berlino dove l’amministrazione ha istituito un fondo di un milione di euro a sostegno della musica dal vivo e dei locali che la promuovono, riconoscendone il valore sociale, per contrastare la speculazione edilizia e favorire l’indotto economico che la notte berlinese genera, e allo stesso tempo, sul modello di Puglia Sound che si avvale di fondi europei, affinché si possa esportare la musica italiana all’estero, oggi poco veicolata e conosciuta al di fuori dei nostri confini. I grandi festival europei e mondiali difficilmente invitano artisti italiani perché non sostenuti economicamente e presentati adeguatamente. Un fondo del genere potrebbe portare ad ottimi risultati con un investimento davvero minimo.

Pubblicato il 4/2/2013 alle 14.50 nella rubrica Diario.

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