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POLITICA
9 maggio 2012
Un abbozzo di riflessione
Vorrei offrire al dibattito in forma di pensieri sparsi due punti di riflessione assolutamente parziali e provvisori:

 

La democrazia rappresentativa come l’abbiamo conosciuta, ereditata dal ‘900 e costruita attraverso enormi tragedie e sofferenze ha bisogno come l’acqua per vivere dei cosiddetti corpi intermedi (partiti, associazioni …) . Questi sono il prodotto di un tipo di società che non esiste più fatta di tempi e luoghi del vivere comune (fabbriche, oratori…), di interessi comuni magari contrastanti tra loro ma non parcellizzati. I corpi intermedi sono il prodotto dei luoghi e dei tempi di vita comune, non la causa né l’origine, anche se poi hanno spesso organizzato e dato forma, consapevolezza, coscienza a questa spinta aggregativa dalle società del ‘900. È l’organizzazione sociale che ha permesso lo sviluppo di questi corpi. Finita questa struttura sociale, saltati i corpi intermedi come si erano concretizzati la democrazia rappresentativa come pensata nel ‘900 non funziona perché manca il luogo di mediazione tra i molti e i pochi, tra il particolare e l’universale. Si produce uno scollamento che diventa sempre più uno iato, una distanza siderale e incolmabile.

 

 

Il paradigma degli anni ’60 e ‘70 per cui con scolarizzazione di massa l’accesso alla cultura avrebbe permesso a tutti di decidere superando la funzione dei corpi intermedi non ha funzionato perché se è vero che oggi la cultura è diffusa, lo è ma in forma diluita e approssimativa. Questo fa si che spesso il singolo individuo non dispone di tutti gli strumenti per affrontare alcuni temi, pur magari ritendendo di disporne; dall’altro non esiste più nemmeno una classe dirigente in cui si riconosca, cui riconosca autorevolezza e ruolo e che possa svolgere un ruolo di “guida” (leadership nel senso autentico e profondo del termine. Troppo spesso in questo senso confondiamo il consenso e la produzione del consenso con la produzione di contenuti e di pratiche democratiche (la produzione della consapevolezza e della responsabilità e della comprensione delle responsabilità). Istintivamente l’essere umano coglie e focalizza le proprie necessità, i propri desideri ed  interessi individuali ma occorre poi un percorso più articolato che porti alla comprensione che non tutti questi automaticamente diventano diritti, che tra desiderata e diritti entrano in gioco i desiderata degli altri e i doveri che permettono di avere diritti,  l’incrocio con gli interessi degli altri e la realizzazione compatibile dei nostri desiderata.

 

Su questi due punti almeno occorre a mio parere una riflessione molto profonda che metta in discussione i paradigmi della rappresentanza, della rappresentatività e della rappresentazione come li abbiamo conosciuti e provi a mettere in campo forme anche radicalmente nuove ed autentiche sperimentazioni culturali e sociali. Diversamente credo ci attaccheremmo alla zattera ogni volta più in balia dei venti e dei maremoti e trovandoci dopo ogni tempesta ogni volta un po’ in meno.




permalink | inviato da robertorampi il 9/5/2012 alle 20:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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